Reimagining Mobilities

Progetto

Atlas of Transitions

Il progetto Atlas of Transitions – New Geographies for a Cross-Cultural Europe, ha voluto sfidare gli immaginari sociali convenzionali sulla migrazione attraverso l’uso di dispositivi artistici di diverso tipo. Il progetto ha stimolato una collaborazione tra artisti e artiste, ricercatrici e ricercatori, esperti, esperte e comunità d’azione di sette paesi per sperimentare nuovi linguaggi, spazi di convivialità e autoespressione innovativa. Cofinanziato dai fondi Creative Europe, ha alternato spettacoli teatrali a percorsi urbani, incontri pubblici sul tema delle frontiere e del diritto alla mobilità, dj-set partecipativi in quartieri periferici, ma anche installazioni, laboratori sulla dimensione politica del corpo e sperimentazioni di attivismo politico.

Qui la metodologia della ricerca-azione non si è limitata a cercare di sfumare i confini disciplinari, arricchendo le prospettive sul fenomeno, ma anche a promuovere, attraverso diverse modalità, una collaborazione reciproca tra arte, accademia e attivismo per tutta la durata del progetto. In Italia la ricerca-azione ha incluso diversi strumenti, come incontri pubblici, conferenze e seminari interdisciplinari sui temi del progetto, laboratori artistici, formazione in scuole superiori e corsi universitari, dibattiti con le comunità di migranti che vivono a Bologna e dintorni.

In Italia, molte delle attività sviluppate da ERT Fondazione, Cantieri Meticci e Università di Bologna sono confluite in “Atlas of Transitions – Biennale”. Questi tre festival internazionali (organizzati nel 2018, 2019 e 2020), hanno adottato un approccio innovativo per indagare le relazioni tra arti e migrazione, coinvolgendo sia artisti ed artiste emergenti che esperti ed esperte da tutto il mondo, spesso condividendo l’idea delle arti come spazi partecipativi e sperimentali di espressione collettiva. 

Il primo festival, “Diritto alla città”, si è svolto nella città di Bologna nel giugno 2018 e, ispirandosi alle idee di Lefebvre (1968), ha sviluppato il tema del diritto di partecipazione e riappropriazione degli spazi urbani simbolici e fisici. Il secondo festival, “Home”, ha animato la città nel marzo 2019 e si è occupato del sentimento di essere a casa o di essere lontani da casa, a partire dalla riflessione di Ahmed (2014), che suggerisce di superare una rappresentazione dei e delle migranti come “sradicati ontologici”. Il terzo festival, intitolato “We The people” (2020), ha mantenuto alcune delle direzioni che hanno alimentato l’intero percorso della biennale: pratiche di condivisione situate nelle pieghe della vita urbana e progetti artistici che offrono narrazioni contro-egemoniche, agendo sul confine tra arte e attivismo e apparati discorsivi che mettono in discussione la marginalizzazione.

http://www.atlasoftransitions.eu/

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